Atopia: una malattia iatrogena ?

Una possibile conseguenza dell’abuso di farmaci e della riduzione delle malattie infettive. Il ruolo delle MnC per contrastare questo fenomeno. Premessa Per atopia si intende una situazione caratterizzata da una risposta allergica, mediata dalle IgE, ad antigeni ambientali, gli allergeni, come la polvere di casa e i pollini, con manifestazioni cliniche che vanno dall’asma, alla rinite allergica e all’eczema. Alla base di questa patologia ci sarebbero complesse interazioni fra fattori genetici e stimolazioni ambientali di diversa natura (13). Il fenomeno sta crescendo in maniera preoccupante nei paesi sviluppati, e non solo i questi (9). L’aumento riguarda la prevalenza ma anche la gravità delle manifestazioni cliniche (10) (11) (12). Secondo alcuni dati almeno un terzo dei bambini dei paesi industrializzati soffre di disturbi atopici (8). Da qualche tempo sta emergendo fra i ricercatori l’ipotesi che alla base di questa costante crescita del fenomeno ci sia, oltre alla predisposizione genetica e all’aumento dell’inquinamento ambientale (polluzione atmosferica, scarichi industriali, addittivi alimentari, nuovi prodotti di sintesi, ...) un collegamento fra la scomparsa o la riduzione drastica di alcune malattie infettive, specie nell’infanzia, determinato dall’intervento farmacologico massiccio (vaccini, antibiotici, cortisonici, antipiretici) in questi ultimi cinquant’anni, per altro in continua crescita. Il costante aumento del consumo di farmaci Il consumo farmacologico nei paesi occidentali è enormemente aumentato. In Europa (dati Ims Health) guida la classifica la Germania con una spesa farmaceutica annua di 15.5 mld di US Dollari, seguono Francia con 14.4 mld, l’Italia: 9.4 (Tab.1) In Italia la previsione di spesa per l’acquisto di farmaci per l’anno in corso sarà maggiore di 2000 mld di lire (1 mld di dollari) rispetto al previsto. Solo nel primo trimestre di quest’anno secondo la Federfarma, la spesa è aumentata del 17% (Tab.2). Le ragioni sono molteplici e vanno dall’introduzione di nuovi farmaci nella categoria di rimborsabilità, all’aumento del costo per confezione (+ 7.3% il costo medio lordo della ricetta) come adeguamento al Pme, ma certamente è anche per il continuo aumento delle prescrizioni mediche (aumentate le ricette a carico del SSN dell’8.8%) e il consumo pro capite. Ad esempio il consumo di antibiotici iniettabili monodose, tra i più costosi (un ciclo di 6 fl costa 150-173.000 lire, 75-87 dollari), concessi gratuitamente per l’uso solo in alcuni tipi di infezioni particolarmente gravi, è aumentato nel 1999 in molte regioni italiane rispetto alla media nazionale, in totale 5.837.984 di pezzi, per una spesa complessiva maggiore di 145 mld di lire (73 ml di US dollari). L’abuso delle terapie antibiotiche Secondo un recente rapporto dell’OMS, per esempio, in tutto il mondo è aumentata la selezione di mutanti resistenti agli antibiotici quale conseguenza dell’uso inappropriato degli stessi. “Può darsi che ci restino ancora 10 o 20 anni per utilizzare al meglio i farmaci attualmente a disposizione per bloccare le infezioni” ha dichiarato David Heymann, responsabile per l’OMS del programma sulle malattie contagiose (La Repubblica 10.6.00). Secondo il rapporto almeno la metà degli antibiotici prescritti dal medico sono inutili. C’è un uso indiscriminato della prescrizione antibiotica e un abuso generale di farmaci. Negli USA sono almeno 14.000 i pazienti deceduti annualmente per infezioni da microrganismi farmacoresistenti, spesso contratti durante una degenza ospedaliera. Nell’Europa dell’Est e in Russia in particolare sarebbero almeno il 10% le TBC resistenti alla normale terapia antibiotica. In gran parte del sud est asiatico la resistenza alla penicillina dei ceppi di gonococchi è ormai del 98%. Un problema importante è poi l’uso dell’antibiotico negli allevamenti animali, come terapia a basso dosaggio, e come integratori dei mangimi per favorire la crescita degli animali. Un inquinamento da farmaci dovuto appunto all’uso massiccio di questi farmaci negli allevamenti, è stato così trovato nelle falde acquifere e negli scarichi fognari di parecchie città italiane, con conseguenze facilmente immaginabili in termini di diffusione alla popolazione. L’aumento delle allergie: le possibili cause Una delle possibili conseguenze dell’esagerato consumo di farmaci e di antibiotici nei paesi occidentali potrebbe essere l’aumento delle patologie allergiche. In Italia ne soffre almeno il 10-15 % della popolazione. Infatti risulta ormai evidente che la polluzione atmosferica, da sempre incriminata come responsabile di questo fenomeno, non è il maggiore fattore di rischio per le atopie. Paesi come la Cina o l'Europa dell'Est con alti tassi di polluzione hanno livelli di asma nella popolazione decisamente bassi, mentre paesi con bassissimo grado di inquinamento atmosferico come la Nuova Zelanda hanno un’alta prevalenza di asma (6). In ogni caso il fenomeno sembra essere correlato a condizioni socioeconomiche elevate, sia nei paesi industrializzati (18) (19) che in quelli in via di sviluppo (20), e comunque ad un migliore livello educativo (21). Secondo A. Mantovani, immunologo dell’Università di Brescia questo è il prezzo che paghiamo per avere eliminato le malattie infettive (La Repubblica, 14.5.00). La spiegazione del fenomeno risiederebbe nel fatto che le ripetute risposte degli organi linfatici alle aggressioni infettive producevano un ambiente immunologico sfavorevole allo sviluppo di reazioni di tipo allergico. In uno studio realizzato su militari di leva (1) i portatori di anticorpi anti virus A dell’epatite (Ab anti HAV), che quindi potevano aver contratto l’infezione nell’infanzia per aver mangiato alimenti contaminati, avevano un’incidenza di allergie inferiore della metà rispetto ai soggetti sieronegativi. Non solo; nei soggetti sieronegativi le malattie atopiche aumentano significativamente nei bambini senza o con un minor numero di fratelli maggiori. Secondo gli autori questo significherebbe che le infezioni comunemente acquisite in età precoce, anche per la presenza in famiglia di fratelli e sorelle maggiori, così come vivere in condizioni di cattiva igiene o degrado riducono il rischio di sviluppare malattie atopiche. In molti studi fatti su bambini in Svezia, Svizzera, Finlandia, Austria e Baviera (2) (3) (4) (5)è stato riscontrata una minore prevalenza di fenomeni allergici nei bimbi che abitano in aree rurali rispetto a bambini che vivono in città. Per esempio in Austria (4) sono stati studiati con un questionario diretto ai genitori 2283 bambini di età di 8 – 10 anni, a 1137 dei quali sono stati fatti anche prick tests cutanei a sette allergeni locali. La prevalenza di raffreddore da fieno nei bambini che vivono in campagna rispetto a quelli delle aree urbane è stata di 3.1 vs 10.3 % (P = 0.0002), dell’asma 1.1 vs 3.9 (P = 0.017) e di una reazione positiva al prick test ad almeno uno degli antigeni locali 8.8 vs 32.7 (P = 0.001). Il fenomeno viene spiegato in vari modi, per es. potrebbe essere dovuto allo sviluppo di immunotolleranza o alla stimolazione delle cellule Th1 e la soppressione dei Th2 per l’aumentata esposizione dei bambini di campagna agli agenti microbici, secondo alcuni autori particolarmente micobatteri e actinomiceti (3), nelle fattorie e nei campi. Il più interessante di questi lavori è l’articolo comparso il 1° Maggio 1999 su Lancet, intitolato: “Atopie in bambini con uno stile di vita antroposofico” (Alm J.S. 1999) realizzato su bambini appartenenti a famiglie che per scelta hanno deciso di crescere i propri figli senza l’uso di vaccini e antibiotici, a contatto con gli animali e la natura, e si è visto che l’incidenza di allergie è notevolmente inferiore a quella rilevata sulla popolazione normale. Lo studio è stato realizzato su 295 bambini che frequentavano due scuole steineriane presso Stoccolma (Svezia)di età compresa fra 5 13 anni, comparati con un gruppo di 380 altri bambini della stessa età, cresciuti con modalità igieniche e alimentari convenzionali. Sono state prese in considerazione un’eventuale storia di atopia, confrontata con la frequenza di malattie infettive, l’uso di antibiotici, la vaccinazione, e le variabili sociali e ambientali. Sono state anche realizzate analisi ematologiche a bambini e genitori alla ricerca di anticorpi IgE nel siero allergene-specifici e prick-tests diretti contro 13 allergeni locali più comuni. I bambini delle scuole antroposofiche avevano ricevuto nel passato cure antibiotiche nel 525 dei casi rispetto al 90% dell’altro gruppo. Il 18% aveva ricevuto una vaccinazione trivalente anti morbillo, parotite e rosolia, contro il 93%, mentre il 63% dei bambini antroposofici aveva ricevuto solo l’immunizzazione contro il morbillo. Faceva consumo di vegetali contenenti lactobacilli il 63% dei bambini del primo gruppo contro il 4-5% del gruppo di controllo. I tests cutanei e gli esami ematochimici hanno dimostrato che i bambini delle scuole steineriane avevano una minore prevalenza di atopia rispetto ai controlli (odds ratio 0.62[95% Cl 0.43-0.91]) Si può quindi concludere che esiste una relazione inversamente proporzionale tra le principali caratteristiche di uno stile di vita salutista di tipo antroposofico e il rischio di atopia (p for trend = 0.01). Non tutte le malattie infettive sono associate alla comparsa o meno delle atopie, benchè sembri accettato che solo la malattia naturale o comunque il contatto con l’agente infettivo, e non l’immunizzazione mediante vaccino, possa conferire una protezione allo sviluppo delle atopie. Infatti mentre la positività alla tubercolina è associato in modo significativo ad una diminuzione dell’incidenza di malattie allergiche in uno studio giapponese (17), la vaccinazione con BCG non risulta avere effetti significativi sullo sviluppo di atopie nei bambini svedesi in età prescolare (22). Per altro la incidenza della tubercolosi in Giappone è dieci volte maggiore che in Svezia. Certamente il morbillo, cioè la malattia naturale, risulta inversamente proporzionale allo sviluppo delle atopie. Questo è stato riscontrato sia in uno studio epidemiologico realizzato in Guinea Bissau (14) che in un’analisi degli effetti della malattia naturale sulle dermatiti atopiche sensibili agli antigeni alimentari (15). Nel lavoro di Shaheen sono stati esaminati nel 1994 nel distretto di Bandin 395 giovani che avevano, all’età di 0-6 anni, contratto la malattia o erano stati vaccinati contro di essa in occasione di una epidemia di morbillo occorsa durante il 1979. Dei 133 che avevano avuto il morbillo 17 (12.8%) erano atopici, mentre 33 (25.6%) dei 129 che erano stati vaccinati avevano sviluppato reazioni allergiche, in particolare è risultata estremamente significativa la differenza di positività del prick test al Dermatophagoides pteronyssinus (p=0.02) e farinae (p=0.01). Più controverso appare il ruolo protettivo che potrebbe avere l’allattamento al seno (16), che comunque presenta tanti e tali vantaggi dal punto di vista immunitario oltre che della relazione madre e bambino, che non si può escludere che in futuro si possa accertarne l’efficacia anche in questo campo. Alcune conclusioni L’analisi dell’insieme di questi dati si presta naturalmente a diverse interpretazioni, che non consentono se non conclusioni parziali e provvisorie. Certamente nella genesi delle atopie intervengono vari fattori che si sommano ad una sicura predisposizione genetica. Sono stati chiamati in causa di volta in volta l’aumento della polluzione atmosferica e degli antigeni della polvere domestica che si accumula per una minore ventilazione delle case (17) le dimensioni del nascituro e l’ordine di nascita (18). Studi su soggetti emigrati dal Sud nel mondo nei paesi più industrializzati dimostrerebbero che potrebbero influire il cambiamento di certe abitudini di vita e di dieta. Alcuni dati però sembrerebbero confermare quello che, in modo spesso molto empirico e senza molte prove documentali, viene detto da tempo da molti medici e operatori delle medicine non convenzionali, e cioè che una soppressione delle malattie infettive e l’abuso indiscriminato di farmaci immunosoppressivi contribuisce a determinare una crescita dei fenomeni patologici di tipo degenerativo, e in particolare delle forme allergiche, delle atopie. Che sia cioè la drastica riduzione della morbilità per molte delle malattie esantematiche e l’inibizione della risposta immunologica spontanei e i bambini a favorire l’instaurarsi di malattie atopiche e delle allergie respiratorie in primo luogo. Da tempo infatti in ambito omeopatico vengono associate le malattie esantematiche in età pediatrica ad un maggiore sviluppo della capacità difensiva immunologica, considerando gli esantemi infantili una specie di palestra di allenamento del sistema immunitario, capace per esempio di conferire, a differenza della vaccinazione, un’immunità permanente. A partire dalla prima sperimentazione di Carcinosinum (23) e dalla verifica clinica successiva (24) l’assenza di malattie infettive esantematiche nell’infanzia viene inoltre considerata il segno di una possibile predisposizione allo sviluppo di malattie degenerative nell’età adulta. Di qui la ragione di un’opposizione alle campagne di vaccinazione trivalente, anti morbillo pertosse e rosolia, molto in voga in questi ultimi anni, di molti medici delle MnC e omeopati in particolare. Incerta è ancora la spiegazione del meccanismo fisiopatologico alla base della relazione inversamente proporzionale dello sviluppo delle malattie allergiche e della diffusione delle malattie infettive. Le infezioni respiratorie tipiche dell’infanzia, così come il morbillo, la pertosse e la tubercolosi, di sicuro modificano nei bambini la risposta immunitaria a livello respiratorio e sistemico. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che le malattie infettive stimolano la produzione di fattori Th1 correlati quali IL-2, interferone-y (IFN-y), fattore di necrosi tumorale (TNF), che inibiscono la produzione di citochine, interleuchine IL-4, IL-10, IL-13, derivate dalle cellule Th 2 e che sono fondamentali nel mediare la produzione di IgE e lo sviluppo dell’ipersensibilità immediata (19). Le MnC e l’omeopatia in particolare, si sono già dimostrate efficaci nel trattamento delle patologie di tipo allergico. Secondo P.Bellavite (25): “ I meccanismi del principio di similitudine ed anche degli effetti delle alte diluizioni omeopatiche di antigeni o di altri mediatori dell’infiammazione sono stati studiati in molti modelli sperimentali che coinvolgono l’allergia e/o l’infiammazione acuta, che dell’allergia è un importante meccanismo. Tali modelli riguardano sia le cellule in vitro sia gli animali per arrivare alle prove cliniche sull’uomo”. Gli autori di una meta-analisi degli studi clinici in omeopatia disponibili fino al 1991 (26) scrivono che l'evidenza presentata potrebbe essere sufficiente per considerare l'omeopatia come un trattamento da prendere realmente in considerazione per determinati casi", sebbene essi raccomandino ulteriori studi - e di migliore qualità - prima che possano essere tirate conclusioni definitive”. In ogni caso se, come afferma il Prof. Sergio Romagnani, immunoallergologo dell’Università di Firenze, “l’aumento delle allergie dipende dal modo con cui sono cresciuti oggi i bambini, che prima vivevano allo stato brado, e ora sono reucci coccolati” (La Repubblica, 14.5.00), è anche vero che l’alterazione profonda dell’equilibrio immunologico dei bambini, che si consuma quotidianamente attraverso un ricorso crescente all’immunizzazione contro tutti e tutto, l’abuso di farmaci antibiotici, antipiretici e corticosteroidi, sembra incidere pesantemente sull’aumento delle patologie allergiche nella popolazione, soprattutto infantile. In questo contesto, il ricorso a pratiche terapeutiche non convenzionali, specie in gravidanza e nel corso dell’infanzia, in grado di stimolare la reattività immunitaria, capaci di accompagnare anziché sopprimere le reazioni di difesa dell’organismo, possono sicuramente contribuire a invertire la tendenza attuale alla crescita esponenziale non solo delle forme atopiche, ma delle malattie degenerative nel loro complesso. Bibliografia (1) Matricardi PM et al. Brit Med J 1997; 314: 999-1003 (2) Alm JS et al. Atopie in bambini con uno stile di vita antroposofico Lancet 1999; 353: 1485-1488 (3) Kilpelainen M et al. Clin Exp Allergy 2000; 30:201-208 (4) Riedler J et al. Clin Exp Allergy 2000; 30: 194-200 (5) Von Ehrenstein OS et al. Clin Exp Allergy 2000; 30: 187-195 (6) ISAAC Steering Commitee Lancet, 1998, 351; 1225-32 (7) Hopkin JM et al. Prog Allergy Clin Immunology, 1995, 5; 167-71 (8) Bruce R et al. Q J Med, 1992, 86; 425 (9) Schultz-Larsen F et al. Monograf. 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